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Spedito - 09/05/2010 : 11:30:59
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valius
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Spedito - 12/05/2010 : 00:39:47
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La corsa all'energia eolica può distruggere quel poco che resta del nostro paesaggio naturale, e tutto per soddisfare gli affari della solita cricca politico-mafiosa che da noi la fa da padrone. Mi chiedo poi a che serve l'eolico in una regione senza industrie che di energia,se consideriamo il reale fabbisogno del territorio, ne ha da vendere. Per rispondere a questo interrogativo mi rifaccio all'inchiesta diretta dalla Procura di Paola che ha iscritto nel registro degli indagati vari politicanti della nostra regione. Dal risultato dell' indagine si deduce che: la Calabria produce solo 4 Kwh di energia a fronte dei 4 milioni prodotti in tutta italia, e si evince altresì che le sovvenzioni all'eolico sono, in italia, tra le più alte d'Europa. E così in Calabria i "mulini a vento" sono diventati un affare per la criminalità che controlla i territori della nostra bellissima e disgraziata regione. Per non essere sempre pessimisti potremmo almeno pensare che questi impianti eolici possono contribuire all'occupazione del nostro territorio, ma purtroppo ho scoperto che queste pale che sfregiano il nostro territorio non hanno bisogno di nessun tipo di manutenzione. Ed ancora, mi permetto di aggiungere che a speculare sono anche i proprietari dei terreni dove vengono realizzati i parchi, che traggono dalle pale a vento una ricchezza maggiore rispetto a quella che normalmente ricaverebbero |
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Junior P.O.L
 
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Spedito - 14/05/2010 : 12:59:20
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"Credo che la corsa all’oro dei mulini a vento può distruggere del tutto quel poco che resta di uno tra i paesaggi più belli d’Italia. L’affare è nelle mani di nuovi improvvisati magnati del vento e del solito sottogoverno politico-mafioso che da noi fa il bello e il cattivo tempo. Opporci è un altro dei doveri civici a cui manchiamo. Infatti contro i mulini a vento non ho visto levarsi molte proteste in giro. Non sono stati certo gli “ambientalisti” nostrani a opporsi a questi progetti, anzi. Mi chiedo poi a che serve l’eolico in una regione senza industrie che di energia ne ha già da vendere." Francesco Minervino
Mauro Francesco Minervino è un antropologo che ha pubblicato recentemente il libro La Calabria brucia (Ediesse 190 pp. 10 euro) in cui dedica un capitolo alle installazioni eoliche in Calabria, o meglio, in quello che lui definisce un territorio già martoriato e mortificato dalla speculazione edilizia, abusuvismo, incendi e alluvioni. Dunque dopo la voce dei sindaci del no agli impianti eolici (tra cui Vittorio Sgarbi, Rosario Crocetta e Vincenzo Greco) sopratutto in Sicilia e Abruzzo-Molise, anche la Calabria si inserisce in un contesto di territorio sfruttato e in cui le soluzioni energetiche adottate, nel caso l’eolico, nulla hanno a che fare con scelte ambientaliste e con una politica lungimirante in materia di approvvigionamento energetico.
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Spedito - 14/05/2010 : 13:04:11
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Pale, pale ovunque. “Aerogeneratori” si chiamano, per la tecnica e la burocrazia. Fino a due anni fa non c’era niente, non ne spuntava neanche uno. Adesso le turbine turbano. Adesso da lontano i mulini a vento possono sembrare i bracci di enormi ventilatori a pale messi lì a soccorso di noi poveracci di pendolari, phon enormi e torreggianti su aste bianche, bacchette magiche di una misericordia impotente a smuovere la fila di autobus e macchine che come formichine ogni mattina cuociono al sole sfilando lentamente sui rettifili d’asfalto torrido della strada dei due mari, da Lamezia a Catanzaro. I mulini crescono e si moltiplicano. Il vento non manca da queste parti. I mulini a vento girano bene, ma le pale non sempre mulinano. Altre torri eoliche, più grandi, bianche ed enormi, piantate come candeline su una torta di compleanno, sono spuntate sui contrafforti verdi delle Serre, appena sopra la valle dell’Angitola, verso la costa di Pizzo, ben visibili a chilometri dall’autostrada.
La piantagione di mulini si vede pure dall’aereo quando sul Tirreno fa un mezzo giro dal mare per prendere di petto la terra prima di mettere le ruote sulla pista di Lamezia. Proprio un bel colpo d’occhio. Un prato di bianchi steli di margheritone pop. In Calabria adesso è tutto un fiorire di progetti per l’installazione di torri eoliche. L’eolico è davvero una gara selvaggia, una nuova frontiera del Far West nostrano. Può un territorio come quello calabrese, già massacrato in lungo e in largo da decenni di abusivismo, di dissesti e alluvioni, incendi estivi e saccheggi ambientali consumati dal mare fino ai monti e fin dentro alle aree protette e i parchi nazionali, essere sacrificato sull’altare del business eolico? Credo che la corsa all’oro dei mulini a vento può distruggere del tutto quel poco che resta di uno tra i paesaggi più belli d’Italia. L’affare è nelle mani di nuovi improvvisati magnati del vento e del solito sottogoverno politico-mafioso che da noi fa il bello e il cattivo tempo. Opporci è un altro dei doveri civici a cui manchiamo. Infatti contro i mulini a vento non ho visto levarsi molte proteste in giro. Non sono stati certo gli “ambientalisti” nostrani a opporsi a questi progetti, anzi. Mi chiedo poi a che serve l’eolico in una regione senza industrie che di energia ne ha già da vendere.
La “bolla” speculativa dei certificati verdi, il sistema degli “sviluppatori” e tanti altri aspetti tetri e inquietanti di questo business in Calabria sono stati scoperti e messi in luce di recente anche dalle inchieste della magistratura, dalla Procura di Paola. È una strana tribù postmoderna quella degli “sviluppatori”, autentici sciamani dell’intermediazione dell’eolico in Calabria. Ma il troppo stroppia. I loro troppi miracoli col vento a un certo punto si sono impigliati e sono finiti nel mirino della Procura di Paola. Insieme ai loro referenti politici. Il pm Eugenio Facciolla ha iscritto nel registro degli indagati ex assessori e funzionari regionali. A metterli nei guai è stato un altro imprenditore del settore, il rampante Mario Nucaro. Personaggio da basso impero delle cronache locali, che conosce bene il sistema delle facilitazioni perché ne è stato un protagonista. Nucaro, nel periodo d’oro delle sue mutevoli intraprese che lo portarono anche a diventare presidente del Cosenza calcio, è riuscito a firmare addirittura una convenzione con la Regione Calabria che stabiliva una corsia preferenziale per la sua società, la Cesp. Leggendola si apprende che in meno di tre anni la Cesp aveva ottenuto autorizzazioni per 230 megawatt. “Facilitate” dall’intermediazione locale e poi tutte girate al colosso italo-spagnolo Erg-Cesa. Non solo. Cesp dichiarava di avere in ballo altri progetti per ulteriori 500 megawatt. Invece di interrogarsi su questo mostro che stava crescendo sotto i suoi occhi, la Regione Calabria quel giorno si impegna con la convenzione ad aiutare Nucaro a realizzare tutti i suoi progetti: praticamente una selva di turbine pari a un terzo di quelle esistenti in Italia. Poi Nucaro ha fatto bancarotta, ha perso pure il Cosenza calcio, e dopo aver litigato con i suoi referenti politici ha raccontato tutto al pm di Paola. Il risultato di questo dispiego di carte e inchieste è il solito: la Calabria produce la miseria 4 mila kwh sui 4 milioni prodotti in tutta Italia. E per giunta verificabili solo sulla carta. La scusa è quella che l’eolico comunque crea lavoro in una regione affamata di lavoro. Erano stati promessi posti di lavoro a mucchi. Che naturalmente non ci sono stati.
Altra balla quella del lavoro che viene dal vento. Tutti sanno che i parchi eolici installati nel subappennino calabro al massimo impegnano quattro o cinque lavoratori veri. Per un motivo molto semplice: le pale eoliche non richiedono manutenzione, arrivano già belle e pronte su enormi tir, vengono issate sui cocuzzoli e l’unico intervento importante da fare dopo averle piantate è quello di realizzare sui terreni le strade di servizio. Altra speculazione, altre brutture che sfregiano il paesaggio in modo definitivo. Ci sono meccanismi chiari che spiegano bene tutto questo interesse. Le sovvenzioni all’eolico in Italia sono le più alte e le più ricche d’Europa. Il prezzo dei certificati verdi è il più generoso del Continente. E così da noi, e in Calabria soprattutto, gli impianti eolici sono diventati un affare. Che attrae grandi aziende internazionali. Ma anche la criminalità che controlla i territori.
Non è la prima volta che vanno a braccetto amministrazioni compiacenti e interessi malavitosi. Politica e interessi malavitosi si saldano specie quando il potere in Calabria si baratta con le risorse pubbliche, con i beni indisponibili dell’ambiente e della natura, con la terra di un demanio su cui dominano e spadroneggiano i prepotenti. Anche i privati proprietari dei suoli dove sono ubicate le turbine traggono dai mulini un reddito superiore a quello che ricaverebbero dai raccolti o dal pascolo. Una data da ricordare è quella del 6 agosto del 2007. Quella mattina il Wall Street Journal raccontava che il colosso dell’energia britannico Ip, International Power, aveva comprato al prezzo enorme di un miliardo e 830 milioni di euro una parte dei parchi eolici sviluppati nel Mezzogiorno dal principale operatore italiano: la Ivpc (Italian Vento Power Corporation), un gruppo imprenditoriale di Avellino, ma di proprietà italoamericana, molto attivo nel settore dell’energia, dato che il 49 per cento della produzione eolica italiana è roba sua. Per avere un ordine di grandezza, nella classifica dei dieci affari più importanti del 2007, la cessione Ivpc figurava al nono posto, mentre all’ottavo c’era un contratto dello stilista Valentino, valutato 2,1 miliardi. Tutto il mondo conosce lo stilista-pensionato Valentino, pochi sanno cos’è questa Ivpc che in soli 15 anni ha costruito un impero in uno dei settori più importanti per il futuro dell’ambiente e che detiene la leadership della costruzioni dei parchi eolici in Campania, Marche, Molise, Puglia e Calabria. Sul sito di Ivpc si legge questa bella dichiarazione di intenti ambientalisti post-Kyoto, che in Calabria non suona tanto concerned: “Ivpc si è sempre posta l’obiettivo strategico di perseguire la miglior integrazione possibile delle centrali eoliche con il paesaggio. E questo per due ragioni: l’autentica sensibilità della proprietà e del management verso l’ambiente; il ruolo decisivo che il consenso delle comunità locali svolge nel processo di accettazione”. In realtà il parere della popolazione che un bel giorno vede piantarsi davanti i mulini a vento dell’Ivpc non c’è mai stato e, se c’è, non conta niente.
* Il testo in pagina è l’ampliamento di un capitolo che l’autore, Mauro Francesco Minervino, antropologo, ha dedicato allo scandalo dell’eolico in un volume uscito da poco per i tipi dell’Ediesse dal titolo eloquente: La Calabria brucia (190 pagine, 10 euro). |
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Spedito - 14/05/2010 : 16:38:22
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Secondo me abbiamo 3 alternative.
O torniamo al medioevo, oppure possiamo continuare a produrre energia come abbiamo sempre fatto e gridando "w inter" per la gioia di Moratti, oppure ha ragione il nostro premier, passiamo pure noi al nucleare. Io opto per la prima, infatti dopo questo messaggio farò volare dalla finestra il mio computer! ADDIO  |
By Salvatore Donato |
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valius
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Spedito - 15/05/2010 : 17:24:19
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Stamattina sfogliando il corriere della sera ho scorto un articolo quantomai attuale per la discussione presente in questo forum. Ebbene, Ugo Cappellacci- presidente della regione sardegna- è indagato dalla procura di roma per corruzione nell'aggiudicazione degli appalti dell'energia eolica sulla regione sardegna. Tra gli indagati figura anche il coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini, non nuovo all'autorità giudiziaria perchè già coinvolto in altre vicende, e Flavio Carboni. La notizia di reato arriva dal contenuto di diverse intercettazioni tra Verdini e Carboni: la premura di Carboni era la nomina a direttore dell'Arpas(azienda regionale per la protezione dell'ambiente in Sardegna) di Ignazio Farris. Essendo la nomina di questa figura di compentenza della giunta regionale, il fatto di reato contestato al presidente pdl della regione sarda è di aver concordato con Carboni, a casa dell'onnipresente Verdini, la nomina ,poi avvenuta, di Farris. A missione compiuta lo stesso Carboni avrebbe provveduto alla raccolta di milioni di euro presso le imprese interessate agli appalti dell'energia eolica; denaro transitato prima dal credito cooperativo fiorentino di cui Verdini è presidente, poi dalla società editrice del giornale della toscana facente capo, chissà perchè, sempre allo stesso Verdini. Ordunque, secondo la procura romana, il transito dei capitali per la banca di verdini sarebbe servito per occultare lo smistamento del denaro a chi doveva succesivamente occuparsi dell' assegnazione degli appalti, assegnazione che ovviamente doveva conformarsi fedelmente a quanto stabilito a tavolino precedentemente. Questa spiacevole vicenda dimostra il giro d'affari attorno al quale si muove l'energia eolica... a muovere,però, sono soprattutto gli interessi individuali e non, invece, le eliche di questi giganteschi attrezzi che sulla nosta penisola stentano ad assolvere alla loro funzione. |
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Spedito - 21/05/2010 : 16:13:14
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Dal QUOTIDIANO DELLA CALABRIA del 20/05/2010
LA MEGATANGENTE, I POLITICI E GLI AFFARI D'ORO DELL'ENERGIA
Una megatangente sarebbe stata pagata per l'esecuzione di un parco eolico a Isola Capo Rizzuto. È questa la notizia che Il Quotidiano, nei giorni scorsi, ha raccontato con dovizia di particolari in due articoli a firma di Paolo Orofino e che ieri è costata al giornalista una perquisizione e l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Di seguito riportiamo stralci dei due articoli “incriminati”, a partire da quello pubblicato sabato 15 maggio. «Per gli inquirenti la presunta tangente ammonta a due milioni e quattrocento mila euro. I particolari di questa storia sono contenuti in un'informativa relativa all'indagine sui parchi eolici in Calabria, avviata dalla procura della Repubblica di Paola. Un'inchiesta che ha avuto una vita travagliata e che, dopo vari passaggi, è transitata alla procura di Catanzaro. I fatti focalizzati dalla magistratura risalgono al 2006. Le ipotesi investigative sono corroborate anche da alcune dichiarazioni di un teste chiave. Il meccanismo, secondo il supertestimone dell'indagine, era questo: “I primi duecento (mila euro, ndc) gli sono stati versati subito - riferisce il testimone a verbale - a tranche, tra una società che si chiamava (omissis). Mentre per non fare accorgere che era una tangente, hanno spalmato a cinquemila euro a megawatt sugli impianti che noi avevamo ceduto alla (omissis)”. Il testimone, interrogato anche su altre vicende viene definito nell'informativa come attendibile. “E' stata riscontrata - si legge fra l'altro nelle carte - la traccia seguita dal denaro indicata dallo stesso testimone”. A supporto di tale affermazione si cita “la consulenza tecnica eseguita dai funzionari dell'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia”. “La tangente di Isola Capo Rizzuto - proseguono gli investigatori della procura - ha dispiegato, pienamente, il suo obiettivo: quello di ottenere che gli indirizzi per l'inserimento degli impianti eolici sul territorio regionale fossero tali da garantire la costruzione e l'esercizio dei parchi di interesse delle multinazionali amiche e conseguentemente, l'ottenimento dell'autorizzazione unica, nello specifico, riguardante il parco eolico denominato (omissis). Dagli stessi accertamenti bancari - si evidenzia nell'informativa - emerge inequivocabilmente la funzione di “cassaforte” e “lavatrice” per i soldi destinati ai politici, svolta dalla Saigese s.r.l., poi Sogefil s.r.l., degli indagati Giancarlo D'Agni e Mario Lo Po”. Proprio D'Agni è ritenuto dalla procura uno stretto collaboratore di Nicola Adamo, all'epoca dei fatti oggetto di indagine assessore regionale alle Attività produttive. Adamo assieme a D'Agni è da tempo iscritto nel registro degli indagati. “Tutto quadra - si afferma nell'informativa - i soldi entrano in (omissis), si “lavano” in Saigese prima, e Sogefil Riscossioni s.p.a. (con capitale sociale dichiarato, approssimativamente, pari alla tangente in questione) dopo, per uscirne “puliti”, in contante, in favore dei noti referenti politici indagati in questo procedimento penale”. “L'intervento di Nicola Adamo ed il conseguimento dell'autorizzazione unica per il parco eolico di Isola Capo Rizzuto”. Così recita il di titolo di un capitolo della lunga informativa. Per la realizzazione del parco eolico di Isola Capo Rizzuto, secondo quanto dichiarato dal supertestimone “si rendeva necessario apportare una modifica al progetto a seguito della quale occorreva rifare la valutazione d'impatto ambientale”. “Per tale ragione - sostiene il superteste - interveniva Giancarlo D'Agni che tramite l'onorevole Nicola Adamo, faceva ottenere alla (omissis) direttamente l'autorizzazione unica”. Ancora una volta le dichiarazioni del testimone, secondo gli inquirenti, sarebbero state avvalorate da riscontri oggettivi. “Quanto appena esaminato in ordine alle dichiarazioni rilasciate da (omissis) riguardanti la questione della tangente di Isola Capo Rizzuto - riporta l'informativa - oltre a trovare conferma, come già evidenziato, nei richiamati verbali della Conferenza di servizi dai quali emerge l'iniziale contrapposizione dei tecnici rappresentanti la Provincia di Crotone, nonché da parte del rappresentante dell'Asl della stessa provincia pitagorica, trova riscontro oggettivo anche dalla consultazione della documentazione acquisita presso la Regione Calabria”. D'Agni, sempre avvalendosi dei suoi rapporti con Nicola Adamo si sarebbe attivato pure per le concessioni di altri parchi eolici calabresi. “L'indagato Giancarlo D'Agni - afferma la polizia giudiziaria - è, senza ombra di dubbio, l'uomo di fiducia dell'indagato Nicola Adamo. In particolare è colui il quale ha il compito di curare le situazioni più delicate che coinvolgono direttamente l'allora vice presidente della Giunta calabrese come il suo coinvolgimento nell'indagine oggetto di questa informativa che proprio in quei giorni conquistava la ribalta di mass-media locali e nazionali”. Ecco un estratto del secondo articolo di Paolo Orofino, pubblicato domenica 16 maggio. «Sullo sfondo della megatangente di due milioni e quattrocentomila euro per la realizzazione di un parco eolico di Isola Capo Rizzuto c'è pure un successivo incontro ad Isernia, avvenuto nel dicembre del 2006, in cui i rappresentanti di un'azienda del settore, avrebbero manifestato la disponibilità a versare un ulteriore quota, e precisamente il 20% a megawatt sviluppato, per ogni impianto eolico realizzato in Calabria. Ma c'è di più. L'attenzione della magistratura ad un certo punto si rivolge su altro incontro che sarebbe avvenuto a Lamezia Terme, verso la fine del 2005, fra l'allora governatore Agazio Loiero, Nicola Adamo, Diego Tommasi, in quel periodo assessore regionale all'Ambiente e Giancarlo D'Agni. Nell'occasione sarebbero state concordate “le linee guida” del piano eolico regionale. Piano, poi deliberato a gennaio del 2006, da cui sarebbero stati rimossi alcuni vincoli paesaggistici, rispetto alla bozza originaria che era stata presentata nel 2005 da equipe di esperti incaricati dalla Regione. E ancora una volta il teste chiave a svelare certi retroscena. «Il piano eolico - dichiara il supertestimone - non passava se non trovavano un accordo. Le linee guida - ha aggiunto - sono state cambiate di comune accordo da Nicola, dal Presidente, da Diego Tommasi e da Lemma. Poi il testimone parla della riunione in questione. «L'appuntamento - specifica - era stato fatto in una villa, fra Catanzaro, fra Lamezia e Vibo, e mi ha detto (si riferisce a Giancarlo D'agni, ndc) che erano presenti questi qua.»Proprio D'Agni avrebbe riferito al teste di questa riunione. «Loiero, Nicola Adamo, Mimmo Lemma, Giancarlo D'Agni e Tommasi» ripete il teste, elencando le persone che avrebbero preso parte all'incontro. «Chiaramente - ha puntualizzato - c'era anche l'autista loro, però Giancarlo ha fatto parte proprio della riunione.» Gli investigatori danno molta importanza a tale incontro. «Viene rievocata la “madre” di tutti gli accordi - scrivono sull'informativa, a corredo delle dichiarazione del teste - ovvero la notoria riunione in una villa tra Catanzaro, Lamezia Terme e Vibo Valentia, verosimilmente villa (omissis) nel corso del quale furono, nel contempo, approntate le famose linee guida in maniera tale da favorire gli investimenti già in corso di interesse a compiacenti multinazionali del settore energetico.» E come D'Agni era l'uomo di Nicola Adamo, ricostruiscono gli inquirenti, Antonio Speziale era quello di Loiero. Il nome di Speziale, come pure quello di Loiero, viene citato molto volte nell'informativa della pg. Per esempio si fa riferimento «alla vicenda riguardante l'ingegnere Antonio Speziale che, per mezzo della Energy srl di cui è amministratore unico, con la fattiva collaborazione dell'on. Nicola Adamo e Giancarlo D'Agni, sarebbe subentrato nella gestione dei parchi eolici progettati dalla Cesp Calabria srl, anche per conto di un altro illustre rappresentante istituzionale: il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero.»
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Junior P.O.L
 
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Spedito - 23/05/2010 : 13:04:29
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Da LA REPUBBLICA Del 23/03/2010
Il business dell'eolico ora indaga la procura antimafia Inchieste in Sardegna, Calabria e Sicilia: a Grasso il coordinamento
ROMA - "Basta un filo di vento - dice il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Pietro Grasso - per scatenare l'interesse delle organizzazioni criminali, dalla mafia alla 'ndrangheta, sempre a caccia di grandi occasioni di investimento". È il caso del business dell'eolico. L'inchiesta principale riguarda le manovre per far decollare l'affare in Sardegna, ma ce ne sono altre aperte in molte regioni, dalla Lombardia alla Sicilia. Ora la svolta: due giorni fa Grasso ha incontrato i capi delle procure coinvolte per fare il punto sulla situazione e avviare un coordinamento tra le varie iniziative giudiziarie. "Non tutti gli imprenditori sono disonesti o collegati con i boss, ma in alcune inchieste - dice Pietro Grasso - queste presenze sono state accertate".
Il grande interesse suscitato dalla partita dell'eolico, sottolinea il procuratore nazionale antimafia, nasce dai finanziamenti milionari promessi dall'Unione Europea e dai governi nazionali. Ma mentre all'estero l'80% dei parchi eolici progettati vengono anche realizzati, in Italia soltanto il 20% arriva al traguardo. Molti milioni di euro si perdono per strada. L'ultima inchiesta, in ordine di tempo, riguarda proprio quel "filo di vento" che parte dalla Sardegna e si estende in altre regioni. Molti gli indagati eccellenti: il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il faccendiere Flavio Carboni, il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci.
L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, che in queste settimane ha disposto una serie di perquisizioni in banche e uffici regionali. I documenti sequestrati confermerebbero quanto già accertato dai carabinieri e dalla Guardia di finanza. Il comitato d'affari per l'eolico sorto intorno a Flavio Carboni, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe raccolto enormi capitali di imprenditori siciliani, calabresi e campani, parte dei quali sarebbe finito in alcune banche italiane (tra queste il Credito Cooperativo Fiorentino di Denis Verdini) e parte in istituti stranieri. I fondi sarebbero serviti ad agevolare la concessione di licenze e la realizzazione di parchi eolici in Sardegna. Tra gli imprenditori interessati all'eolico sardo anche l'imprenditore Luigi Franzinelli intercettato in alcune conversazioni con Flavio Carboni e che in Sicilia è stato processato e condannato a due anni di reclusione per avere favorito imprese mafiose.
Tra le inchieste che d'ora in poi saranno supervisionate dalla Direzione nazionale antimafia di Pietro Grasso, ci sono quelle di Paola e Crotone dove gli imprenditori interessati all'eolico avrebbero verso mazzette di oltre due milioni di euro. Indagati, in Calabria, anche il sottosegretario alle Attività produttive, Giuseppe Galati (Pdl) e l'ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti.
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