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I briganti del "Passo di Gatto ".

del 05/25/2010 ore 01:44:22


Di seguito, vi riporto un bell'articolo di Mario Francica apparso su " La Trasversale delle Serre "; che si occupa di uno dei momenti storici ancora vivido nella memoria di ognuno di noi, quello del brigantaggio, ed in particolare, quello legato al famoso " Passo di Gatto ". Località che tutt'oggi viene ancora usata dai nonni per impaurire i nipotini dispettosi alla stregua dell'uomo nero e delle streghe cattive. I BRIGANTI DEL “PASSO DI GATTO” Mario Francica A fine ‘800 i Briganti del “Passo di Gatto” abitavano in una casa colonica in località “calavrò” a poche centinaia di metri, in alto, nei pressi del Passo stesso che conduce alla valle del Mesima al confine tra i comuni di Soriano, Pizzoni e S.Angelo. La loro abitazione tutt’ora esistente era a prova di un eventuale attacco esterno. Una struttura robusta con dei fori tòrti tra le mura per poter mirare al nemico dall’interno e non essere colpiti dall’esterno. Fuori casa era tutto incolto, dentro in una stanza tenevano il bottino e per il resto bastoni,funi, armi da taglio, armi da fuoco e munizioni utili per le loro aggressioni spietate. Non tenevano altro perché tutto il necessario per il loro sostentamento lo derubavano ai passanti molto numerosi a quei tempi. Il “Passo di Gatto” era formato da un’insenatura profonda tra due pendii con poca vegetazione che scendevano a picco verso la strada sterrata che dai paesi delle serre portava a Monteleone l’attuale Vibo , o al mare. Era un passo obbligato se non si volevano spendere molte ore in più per arrivare a destinazione. Allora non c’erano mezzi di strasporto se non qualche calesse, qualche cavallo e molti asini. In tanti andavano a piedi trasportando le loro merci in testa, sulle spalle o trascinate su supporti di legna. In determinate ore della giornata specialmente la sera prima dell’imbrunire i Briganti tendevano agguati nascondendosi ai bordi del Passo e al momento opportuno aggredivano i passanti, li bloccavano, li derubavano e poi con spietata ferocia li bastonavano, i più fortunati li lasciavano andare mezzi tramortiti, mentre gli altri che evidentemente ritenevano più pericolosi li uccidevano, dopodichè li appendevano ad un legno di ulivo infilzato nel terreno e li lasciavano per giorni in preda ai molti rapaci che sorvolavano il Passo. Qualcuno racconta che dal legno delle torture, usato dai briganti, poi col tempo, da esso sia nata una pianta di ulivo secolare tutt’ora esistente.


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